L'Aifa effettua il monitoraggio della spesa per la valutazione dell'impatto economico, in relazione ad ogni singola sostanza elencata nella Nota 75.
La prescrizione di alprostadil a carico del SSN è limitata ai pazienti con disfunzione erettile da lesioni permanenti e complete del midollo spinale o del
plesso pelvico iatrogene, traumatiche o infiammatorie/degenerative.
La prescrizione di inibitori della PDE5 (sildenafil, tadalafil, vardenafil) a carico del SSN è limitata ai pazienti con disfunzione erettile da danno transitorio
o parziale del midollo spinale o del plesso pelvico secondo un piano terapeutico specialistico (andrologo, endocrinologo, neurologo o urologo)
Background
Le lesioni che coinvolgono il midollo spinale o del plesso pelvico possono compromettere la funzione
erettile. Il grado e la durata di disfunzione erettile dipende dalla complessità o dal livello della lesione.
La causa più frequente di lesione midollare, oltre all’origine traumatica, è quella infiammatoria (sclerosi
multipla, neuromieliti, mieliti ecc). Anche le neuropatie periferiche del plesso pudendo (poliradicolonevriti)
possono essere a patogenesi infiammatoria.
Una particolare forma di disfunzione erettile da neurolesione, di importante impatto sociale e clinico, è
quella iatrogena da chirurgia pelvica o da terapia radiante.
La disfunzione erettile iatrogena legata alla prostatectomia radicale è certamente la più importante e la sua
prevalenza dipende dal tipo di intervento eseguito (nerve sparing versus non-nerve sparing). In generale, la
prevalenza varia, a seconda degli studi, tra il 20 ed il 90%. Uno studio di Catalona (1999) dimostrava un
ritorno ad una normale attività sessuale nel 68% dei pazienti che avevano avuto un intervento nerve sparing
bilaterale nel 47% tra quelli con intervento nerve sparing monolaterale. Uno studio condotto a Stanford del
2000 su 1291 uomini senza DE prima dell’intervento dimostrava una prevalenza di DE del 66% tra quelli
sottoposti ad intervento non-nerve sparing, del 59% per quelli con intervento nerve-sparing monolaterale e
del 56% per coloro che avevano avuto un intervento nerve sparing bilaterale.
Anche la radioterapia con acceleratore lineare sembra avere un effetto negativo sulla potenza sessuale come
dimostrato dai dati di Potosky e collaboratori (2004) che hanno rilevato disfunzione erettile nel 61.5% dei
pazienti sottoposti a radioterapia contro un 79.6% dei pazienti sottoposti a prostatectomia radicale. Questi
dati sono stati poi confermati da diversi altri autori.
L’alprostadil, in vendita come soluzione iniettabile per uso intracavernoso, è in grado di indurre un erezione
per rilascio diretto della muscolatura liscia; il sildenafil, il vardenafil e il tadalafil sono inibitori della
fosfodieterasi di tipo 5, enzima responsabile dell’inattivazione del GMP ciclico. Un aumentato livello
intracellulare di GMP ciclico causa una riduzione del calcio citoplasmatico e porta ad un rilasciamento delle
cellule muscolari lisce che sono necessarie per l'erezione del pene.
Evidenze disponibili
Nel novembre 2004, la Agency for Healthcare Research and Quality statunitense nel report di Technology
Assessment “Sexuality and Reproductive Health Following Spinal Cord Injury” ha preso in esame il
confronto tra la somministrazione di alprostadil intracavernoso e sildenafil per via orale. Sebbene esistano
differenze nel disegno degli studi e nelle misure di esito utilizzate, gli autori concludono che il tasso di
risposta in termini di erezione soddisfacente da alprostadil è del 90% (random effects pooled estimate: 0.90
[95% C.I. 0.83, 0.97]) vs il 79% con sildenafil a dosaggio variabile da 25-100 mg (random effects pooled
estimate: 0.79 [95% C.I. 0.68, 0.90]). Dal punto di vista della sicurezza i due trattamenti sono risultati
generalmente ben tollerati.
Per quanto riguarda gli altri inibitori della fosfodiesterasi commercializzati dopo il sildenafil (tadalafil e
vardenafil), i dati attualmente disponibili non consentono una loro comparazione diretta.
Per quanto riguarda la neurolesione iatrogena, da chirurgia pelvica o da terapia radiante, sono attualmente
riportati 145 articoli scientifici o review dedicate che in misura differente dimostrano l’efficacia del
sildenafil (25-100 mg/die o 3 volte/settimana) nel recupero della funzione sessuale del prostatectomizzato.
Gli articoli dedicati al tadalafil (20 mg 3 volte a settimana o 5 mg/die) sono 23, alcuni dei quali dedicati ad
aspetti preclinici. Gli articoli che trattano il vardenafil (5-20 mg/die o on demand) sono 38. Infine, gli articoli
che si riferiscono all’alprostadil e alla terapia iniettiva sono 81.
I dati pubblicati da Stephenson e collaboratori dimostrano come solo il 50% dei soggetti sottoposti a
prostatectomia radicale ricorra a trattamenti per la disfunzione erettile e come la maggioranza dei pazienti
ricorra agli inibitori della PDE-5 da soli o in associazione (un terzo dei pazienti associava vacum devices, un
terzo la terapia iniettiva intracavernosa ed un terzo più di un trattamento aggiuntivo). E’ interessante notare
come la richiesta di trattamento per la DE si associ fondamentalmente all’età giovanile dei pazienti, alla
presenza di una partner sessuale regolare e ad una vita sessuale attiva prima dell’intervento chirurgico.
A 5 anni dall’intervento, meno della metà dei pazienti in terapia riferivano erezioni complete (e tra questi il
39% tra quelli che utilizzavano la terapia intracavernosa e 39% tra quelli che assumevano sildenafil).
Le conclusioni in termini di evidenza, sono sufficienti per riconsiderare il ruolo in terapia del sildenafil e dei
suoi congeneri per la prescrizione a carico SSN del trattamento della disfunzione erettile in questa tipologia
di pazienti.
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